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domenica 13 ottobre 2013

The Anatomist - by Bill Hayes

La storia dell' Anatomia di Gray, uno dei più famosi libri di anatomia umana in lingua inglese, attraverso i diari e le lettere di Henry Vandyke Carter, il misconosciuto autore del suo splendido corredo iconografico. Bill Hayes, con questo libro, non solo penetra nelle fibre più intime della vita di H.V. Carter ma, attraverso la dissezione in prima persona dei cadaveri, anatomizza anche la propria vita fino a scoprire le più profonde, e toccanti, connessioni fra i vivi e i morti.

What is past - the past - does not, or will it, detach itself and remain where it was (or where it might have been intended to have remained) but it must bring itself forward, and smilingly, or otherwise, present itself as an old friend.

Bill Hayes - The Anatomist: A True Story of Gray's Anatomy.













(libro consigliato dal dr. F. Merolla)

Bibliografia: 

Gray, Henry. Anatomy of the Human Body. Philadelphia: Lea & Febiger, 1918; Bartleby.com, 2000. www.bartleby.com/107/. 

domenica 20 gennaio 2013

Dissection: a rite of passage

La pratica settoria su cadavere è stata per molto tempo fondamentale negli studi di medicina. Come è accaduto per i riscontri diagnostici, anche la pratica anatomica ha risentito dei tempi attuali, dove  le ricostruzioni digitali hanno via via eliminato la necessità di disporre concretamente di materiale cadaverico. Ma c'era un tempo in cui il corso di anatomia rappresentava un rito di passaggio, che i giovani studenti americani immortalavano all' alba dell' era fotografica. Quei giovani studenti con abiti antiquati, morti anch' essi come i loro soggetti di studio, ci osservano intorno ai cadaveri su cui facevano pratica di anatomia. Era un' epoca ai confini della morale e della legge, dove i cosiddetti resurresionists (i body snatchers di cui abbiamo visto le gesta romanzate nel primo cineforum) rifornivano le scuole di medicina con cadaveri per lo più di condannati, poveri ed afro-americani. La segregazione razziale continuava anche dopo la morte, ed in numerose fotografie si possono osservare futuri medici, prevalentemente bianchi, sezionare cadaveri, prevalentemente neri. Al Museum of London e' in corso  una mostra sul recente ritrovamento,  nel cimitero del Royal London Hospital, di numerosi scheletri risalenti a fine '800 con evidenti segni di pratiche settorie, testimonianza archeologica dell' attività dei resurresionists e della loro intima relazione con le scuole di medicina e chirurgia.  Fra le memorie italiane di questo "rito di passaggio", l' unica che ricordo è quella del poeta Salvatore di Giacomo, un' esperienza terribile che, fortunatamente per noi, lo ha strappato agli studi di medicina. Ecco di seguito la sua testimonianza autobiografica apparsa nell' Occhialetto di Napoli nel 1886:
Nello scorcio d’un malinconico ottobre, una mattina, tra le otto e le nove, mi avviavo  lentamente alla lezione d’anatomia, su per le scale di Sant’Aniello a Caponapoli. Pioviccicava; era una pioggerella diaccia e sottile che penetrava le ossa, una di quelle tristezze lagrimose con cui il cielo diventato grigio principia a piangere l’estate che se ne va. La scala era deserta e muta; [...]. Con le mani in saccoccia, il sigaro inumidito tra le labbra, soffrendo orribilmente a cagione d’uno stivalino troppo stretto, io salivo quel calvario dei miei diciott’ anni e pigliavo per l’ anfiteatro anatomico, col buon volere che avrebbe mosso un condannato a far la via del patibolo. Non so bene se ancora esista  quell' indegna cantina della morte, dove i cadaveri degli Incurabili si sciorinavano in tutta la miseria delle loro carni. [...]. I morti arrivati di fresco dormono in quella stanzetta a man destra, nudi, stesi supini, in una sacrilega confusione di sesso. [...]. Mettete l’ occhio all' inferriata d’un finestrino; ecco là, sulla panca bruttata di sangue, un cadavere giovanile, con le braccia penzoloni, la testa rasa, rovesciata. [...] Se avete coraggio, spingete ancora un usciolino in fondo: questa che segue è la bottega delle ossa; gli studenti vi possono comperare un paio di stinchi, un lucido cranio, una mandibola, una rotella, l’ umano bambù d 'una spina dorsale..
   Non so come, non so perché io scesi, in quella mattina, assalito da un indefinibile presentimento, la scala del deposito. Entrai, di mala voglia, nella sala in cui il professore anatomizzava, e mi posi in mezzo ai compagni miei, che guardavano, con attenzione grande  il cadavere d'un vecchio. Poco prima, seppi, uno di loro s'era svenuto. Era un novizio, un abruzzese, gentile e non forte. Ma come il professore aveva conciato quel vecchio morto!... [...]. Al meglio della lezione, uscii dalla sala. Non ne potevo più; mi si rivoltava lo stomaco. Senza guardarmi attorno, senza salutare nessuno, infilai il corridoio e feci per ascendere, in fretta e furia, la scaletta. In cima un bidello si preparava a discendere, con in capo una tinozza di membra umane. I gradini della scaletta, su per i quali erano passate centinaia di scarpe goccianti, parevano insaponati. Il bidello scivolò, la tinozza - Dio mio! - la tinozza rovesciata sparse per la scala il suo contenuto, e, in un attimo, tre o quattro teste mazze, inseguite da gambe sanguinanti, saltarono per la scala fino a' miei piedi! Di sopra il bidello urlava e sacramentava, raggomitolato in un angolo, aferrandosi una gamba lussata...
Quell’ inserviente, dalla faccia butterata e cinico, dall’ aria insolente, dalla voce sempre rauca, com' egli era sempre oscenamente avvinazzato, si chiamava Ferdinando. Per la faccia sua, cincischiata a quel modo, i compagni lo chiamavano, napoletanamente, Setaccio. lo devo la mia salvazione a Setaccio, perché da quel giorno la cantina dei cadaveri non mi vide più e nemmanco l’ Università, dove compivo il terzo anno di medicina.
Dissection at the Yale School of Medicine around 1910. From the book Dissection.


Bibliografia:

domenica 8 gennaio 2012

Butterflies in a glass jar.

L'articolo de la Repubblica segnalatomi da Severo (Inaugurato il 'cimitero dei feti'. Santori: "Un inno alla vita"), mi ha riportato alla memoria lo scandalo dell' Alder Hey Children's Hospital di Liverpool (LINK), episodio fra gli ispiratori della scelta del film proiettato recentemente al Cineforum. In questo ospedale inglese, il patologo responsabile delle autopsie perinatali ha conservato dal 1988 al 1995 organi provenienti da circa 850 feti. Oltre al fatto che non era stato chiesto alcun consenso informato, nessun fine scientifico e didattico era pensato per i 2000 barattoli conservati nel sottosuolo dell'Alder Hey; solo una piccola parte del materiale era stato infatti utilizzato a fini di ricerca. Questo scandalo ha portato all' Human Tissue Act 2004 e alla creazione dell' Human Tissue Authority. Fra le interviste ai genitori, che in alcune occasioni hanno rinnovato il dolore della loro perdita, con la necessità di effettuare nuove esequie ogni volta che un organo veniva riconosciuto come appartenente al proprio figlio, mi ha colpito quella di una madre: It didn't seem right a heart belonging to my child could be part of a collection like butterflies, or insects, something to be visited and looked at.  
Ogni giorno, per motivi di formazione professionale o per ricerca, ci confrontiamo con la necessità di trattenere i tessuti biologici considerandoli  esclusivamente materiale di studio, dimenticando talora l'umanità sofferente che c'è dietro. La consapevolezza che un corretto ed esaustivo dialogo con i parenti potrebbe permettere l'utilizzo a fini scientifici del materiale biologico dei loro cari, deve spronarci  a ricercare sempre la possibilità di un consenso informato che garantisca la nostra etica professionale.


Matching Dresses.

Sixth plate daguerreotype. ca 1850. 

lunedì 10 ottobre 2011

Il cadavere esposto.


La plastinazione, tecnica messa appunto dal patologo tedesco Gunther von Hagens verso la fine degli anni settanta del secolo scorso, consente di impregnare i tessuti biologici opportunamente deidratati (in maniera simile alla routinaria processazione istologica) con polimeri a base di silicone e resine epossidiche, redendo possibile la conservazione a temperatura ambiente di preparati anatomici inalterati nella forma e nel colore. La vera rivoluzione di questo singolare anatomista moderno, sta nell'applicazione della tecnica a interi cadaveri opportunamente dissezionati, esposti con finalità ludo-educative in grandi installazioni che hanno fatto il giro del mondo e che ora sono giunte in Italia, a Roma. L'esposizione di cadaveri plastinati in varie pose che scimmiottano le attività dei "viventi" (dal giocatore di basket  al suonatore di chitarra) rischia però di far passare in secondo piano le potenzialità "professionali" (didattiche e scientifiche) della plastinazione, generando nello spettatore un voyeurismo morboso molto simile a quello che muoveva il pubblico dei secoli scorsi ad assistere ai "freak show" e alle esecuzioni dei condannati a morte. Già Andrea Vesalio nelle illustrazioni della sua Fabrica, mostrava il cadavere vivente collaborare alla sua stessa dissezione, una allegoria della morte al servizio della vita. Questi presupposti etici però, non sono sempre ben rintracciabili nel lavoro di von Hagens, tanto che qualcuno senza troppo sbagliare lo ha definito "Walt Disney of Death".

Bibliografia:

La mostra Body Worlds a Roma, fino al 12 febbraio 2012 (link).


Moore CM, Brown CM. Gunther von Hagens and Body Worlds : the anatomist as prosektor and proplastiker. Anat Rec B New Anat. 2004 Jan; Mar (Part 1, Part 2).



G. von Hagens, The Basketball Player, Body Worlds.

A. Vesalius, De humani corporis fabrica, 1543