martedì 28 agosto 2012

Consensus Recommendations for Anogenital HPV-Associated Lesions

Il dott. Merolla ci segnala un (denso) e importante articolo su standardizzazione della terminologia e raccomandazioni per la diagnosi delle lesioni squamose ano-genitali HPV associate. Un must-read per tutti quelli che si occupano di questo tipo di lesioni.





Changes to the terminology and number of tiers used to describe cervical precancer over time with corresponding management options(procedure). CKC, cold knife conization; Cryo, cryotherapy; RX, treatment. Da Darragh TM. et al, 2012.


sabato 25 agosto 2012

ImmunoRatio: a web application for quantitative image analysis

Le tecniche di image analysis rappresentano un aiuto importante per la valutazione "visiva" di parametri quantitativi, e.g. la valutazione del Ki67. Sebbene sia dimostrato che, previo adeguato training, la valutazione ad occhio (in inglese eyeballed) sia affidabile e riproducibile, la possibilità che un software di analisi d' immagine ci assista (e non sostituisca) durante la "conta" al microscopio rafforzerebbe certamente, sopratutto nei casi più complessi, la nostra interpretazione. Recentemente un gruppo di ricerca Finlandese ha messo a punto, partendo da un plug-in di Imagej, una applicazione web-based per la valutazione della percentuale di positività nucleare: ImmunoRatio. Partendo da una immagine generata da qualsiasi fotomicroscopio, l' applicazione ne restituisce una versione "deconvoluta" che separa, in base a parametri dimensionali nucleari, il segnale generato dalla DAB rispetto al counterstaining con ematossilina, permettendone la lettura da parte del software. ImmunoRatio  è distribuita con licenza CreativeCommons ed è pertanto gratuità; gli stessi autori hanno anche sviluppato ImmunoMembrane, la versione per la valutazione di Her2. ImmunoRatio è già stata applicata con successo in alcune pubblicazioni sulla valutazione del Ki67, estrogeno e progesterone.

Bibliografia:

ImmunoRatio (LINK http://jvsmicroscope.uta.fi/immunoratio/).



domenica 22 luglio 2012

Teaching anatomy to our great-grandparents

POP-UP MEDICINE A life-size cardboard manikin that students used. 
The 175-year-old National Library of Medicine in Bethesda, Md., is best known these days for its PubMed database, the pre-eminent digital catalog of the biomedical literature. But like many digital giants, the library has its dusty analog past — otherwise known as a closet full of stuff. 

[...] (in 19th century) American students could flip open dozens of doors on a life-size cardboard manikin and pretend to dissect or, if they preferred, to operate. Opening still other doors illuminated the disastrous effects of alcohol, narcotics and tight corsets on the human body. 
Da Zuger A,  Art and Artistry of Our Anatomy.








Bibliografia: 


Sappol M, Svenson A, Lindgren L, Hidden Treasure: The National Library of Medicine  Blast Books (2012)

domenica 15 luglio 2012

Clinicians Are From Mars and Pathologists Are From Venus

As pathologists, we have centered our careers on the examination of specimens, data collection, information formulation, and reporting of our findings.
The further recognition of “clinically relevant” subdivisions of disease processes is desirable. It helps in the selection of appropriate treatment and prognostication for an individual patient. However, currently “clinically irrelevant” subdivisions add nothing to the diagnosis and treatment of patients.
Information, either relevant or irrelevant, provides no useful purpose if it is received by the end user in an unintelligible form. As pathologists, our training is in converting data to useful information; our reports are our product and effective communication is our connection with our clinical colleagues.
Da Ruby SG. Clinician Interpretation of Pathology Reports: confusion or comprehension?


Bibliografia:


Ruby SG. Clinician interpretation of pathology reports: confusion or comprehension? Arch Pathol Lab Med. 2000 Jul;124(7):943-4.

martedì 19 giugno 2012

Cineforum 25/6/2012 - The Elephant Man

La Scuola di Specializzazione in Anatomia Patologica presenta: 

The Elephant Man 
di D. Lynch
con Anthony Hopkins e John Hurt



La proiezione sarà preceduta da una breve introduzione sulla vita di Joseph Merrick, la sua malattia, il suo tempo.

Ore 14.00, Aula Seminari, Edf 20.

Vi aspetto numerosi.

domenica 27 maggio 2012

UFO in thyroid pathology.

Foo Fighter è il termine con il quale, durante la II guerra mondiale, i piloti dell' USAF e della RAF indicavano strani globi infuocati che si affiancavano ai loro aerei e che credevano essere un' arma segreta dei tedeschi, i quali però non c' entravano nulla. Recentemente, durante la routinaria practice in (cito)patologia tiroidea, ci siamo imbattuti anche noi in strane strutture globoidi sia intra che extracitoplasmatiche, che hanno suscitato la nostra perplessa curiosità. Cercando un po in letteratura, una spiegazione a questi UFO tiroidei si riesce a trovarla. I globi intracitoplasmatici, frequenti soprattuto nelle cellule di Hurthle,  rappresentano inclusi di colloide dovuti all' alterato metabolismo dei tireociti in metaplasia ossifila, mentre i globi ialini extracellulari osservati in alcuni casi di PTC, studiati accuratamente in un articolo recente di Kondo, sono immunoistochimicamente e ultrastrutturalmente legati alla produzione di materiale simil-membrana basale. Come indicato in questo case report, è importante riconoscere questo aspetto inusuale per evitare in questi casi di PTC "ialinizzante" non trabecolare, una diagnosi errata di variante trabecolare o addirittura considerarli come deposizione di amiloide da carcinoma midollare della tiroide.


A sinistra, un Foo Fighter avvistato durante la II guerra mondiale a destra, i globi ialini descritti da Kondo et al.

Bibliografia:

Das DK. et al, Cytoplasmic colloid inclusions in thyroid lesions: a cytomorphological study based on fine needle aspiration. Cytopathology. 2005 Oct;16(5):233-9.

lunedì 7 maggio 2012

Pathology goes digital

E' esperienza quotidiana il trend attuale dei "prodotti" visivi (ma non solo) verso una virtualizzazione, una emancipazione dai loro storici supporti fisici. Foto e video sono in breve tempo diventati immateriali, trasformati in bit convertibili nei più disparati formati e modificabili con software alla portata di qualsiasi pc. Anche il vetrino sta lentamente subendo questa metamorfosi grazie ai sempre più sofisticati scanner digitali. L'immagine visibile al microscopio non è più ancorata all' oggetto che la genera, ma virtualizzata così da consentirne una fruizione costante e illimitata, aperta a numerose applicazioni. Prima fra tutte la didattica, con la realizzazione di training set delle lesioni fondamentali di ciascuna area diagnostica. La telepatologia, con la possibilità di eseguire rapidamente consulti a distanza senza spostare fisicamente il materiale biologico del paziente. Non ultima l' image analysis con risvolti sia diagnostici che di ricerca: chi non sogna che sia una macchina (adeguatamente "istruita" dal patologo) ad effettuare la tediosa valutazione di marker immunoistochimici come il Ki67? Queste sono solo alcune delle possibilità che la digital pathology può offrire, e ulteriori ne verranno in futuro. Ma, per adesso, il feeling particolare che si crea fra la mano che muove il vetrino sotto gli obiettivi e l' occhio del patologo non è stato ancora riprodotto, "virtualizzato" fedelmente. 

Bibliografia: 

Al-Janabi S, Huisman A, Van Diest PJ. Digital pathology: current status and future perspectives. Histopathology. 2011 Apr 11